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Terremoto di magnitudo 8.8 colpisce il Cile. La CRI in stato di allerta PDF Stampa E-mail
Scritto da Giordano Trecca   
sabato 27 febbraio 2010

 Un terremoto di magnitudo 8.8 ha colpito il Cile alle 3.34 ora locale, le 7.34 italiane. Il fortissimo sisma si è verificato vicino alla città di Concepcion, circa 300 km a sud della capitale Santiago. Nelle ore successive si sono registrate varie scosse di assestamento. Al momento i morti sono più di 70, ma il numero sta salendo di ora in ora.
Uno tsunami è stato generato dal sisma e minaccia le coste nei pressi dell'epicentro. Il Centro tsunami ha detto in un comunicato che "un terremoto di queste proporzioni ha il potenziale per generare uno tsunami distruttivo che può colpire le coste vicino all'epicentro nel giro di minuti e quelle più distanti nel giro di ore".
Il presidente cileno, Michelle Bachelet, ha dichiarato lo stato di catastrofe a seguito del sisma che ha colpito il paese. L'aeroporto di Santiago è stato chiuso.
Il Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa ha già diramato un'allerta informativa a tutte le Società Nazionali. E una task force della Federazione internazionale è già pronta a partire dalla Padru (Panamerican Disaster Response Unit) di  Panama per valutare la situazione.
La Croce Rossa Italiana è in costante contatto con Ginevra e con Alberto Monguzzi di Padru a Panama e ha già dato la disponibilità della ERU Base Camp (unità di risposta alle emergenze - Campo Base).

È stata terrificante la potenza della prima scossa del terremoto che si è scatenato alle 3.34 locali davanti alla costa cilena, il quinto più forte mai registrato. L’energia liberata è stata circa 600 volte maggiore di quella del terremoto che ha distrutto Haiti e 30mila volte più forte in termini di energia liberata di quello che colpì il 6 aprile del 2009 l’Aquila.

È stata terrificante la potenza della prima scossa del terremoto che si è scatenato alle 3.34 locali davanti alla costa cilena, il quinto più forte mai registrato. L’energia liberata è stata circa 600 volte maggiore di quella del terremoto che ha distrutto Haiti.
L’epicentro è stato localizzato dall’istituto americano di geofisica Usgs a 115 chilometri al largo di Concepcion, l’ipocentro a 35 chilometri di profondità. L’istituto americano di geofisico Usgs ha classificato la scossa cilena come di magnitudo 8.8 della scala Richter, valore che la pone tra i più potenti della storia. Di più forti se ne ricordano solo altre quattro: da 9.5 nel 1960 ancora in Cile a Valdivia (oltre 400 chilometri a sud di Concepcion), da 9.2 in Alaska nel 1964, da 9.1 che generò lo tsunami nell’oceano Indiano nel 2004 e da 9.0 che distrusse Lisbona nel 1755.
La botta di maglio che il 12 gennaio scorso è stata generata dalla rottura della faglia sotto Haiti e che ha portato alla devastazione di Port au Prince era "appena" di magnitudo 7.0 sulla scala Richter. «Il sisma di magnitudo 8.8 che ha colpito questa note il Cile è 30mila volte più forte in termini di energia liberata di quello che colpì il 6 aprile del 2009 l’Aquila, con una di magnitudo 5.8» spiega Enzo Boschi, presidente dell’Istituo nazionale di geofisica e vulcanologia. La zona colpita oggi dal terremoto - aggiunge - è una zona storicamente sismica: poco più a sud a Valdivia si verificò nel maggio del 1960 il terremoto più più forte mai registrato al mondo, di magnitudo 9.5. Quello di stanotte è comunque il terremoto più forte dopo quello di sumatra del 2004 di magnitudo 9.3 registrato negli ultimi anni.
Il fatto che a 325 chilometri a sudovest, nella capitale Santiago siano crollati edifici non deve stupire: «Trecento chilometri non sono tanti per una sollecitazione come questa, per un terremoto di questa entità, ovvero 30mila volte più forte in termini di energia liberata di quello che ha colpito l’Aquila. È fondamentale come e dove sono costruiti gli edifici», sottolinea il presidente dell’Ingv. Quelle dove si è verificato il sisma - prosegue Boschi - sono zone di subduzione nella dinamica della tettonica a placche: una parte della crosta in questo caso quella che ha sopra l’oceano si inserisce sotto la crosta dell’America del Sud e crea uno scontro continuo. Così si creano le Ande come un corrugamento causato da questo spingimento di placche e la fossa oceanica che si trova in prossimità della costa sudamaricana. E a questo sono associati l’attività vulcanica e i terremoti.
In genere i terremoti si verificano ad una profondita focale notevole intorno ai 60-70 chilometri - in questo caso infatti a 59 chilometri di profondità al largo di Maule - e questo riduce la capacità distruttiva dei terremoti. «Il terremoto più devastante è quello che si genera sotto i centri abitati, ma ciò che rende devastante un terremoto è come e dove sono costruiti gli edifici», ribadisce. Il terremoto di questa notte comunque non è collegato al sisma che ha colpito Haiti: «La terra - avverte Boschi - è sismica, il nostro pianeta è sismico, i terremoti ci sono e ci saranno sempre. La terra è fatta così: va accettato, non ci si può stupire o dimenticare, quello che si deve fare è costruire nei posti giusti e nella maniera giusta e invece l’uomo ignora questa verità e continua a fare finta di niente, fino alla prossima tragedia. E anzi più la popolazione aumenta, più si concentra, e nelle zone fortemente antropizzate si moltiplicano i rischi».

Ultimo aggiornamento ( sabato 27 febbraio 2010 )
 
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